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Sara Sanchez: “Il motociclismo non è un sport solo per maschi!”

16/01/2024
Lisa Di Blas
Pubblicato in: ,

Sara Sánchez, nata a Gironella nel 1997, è una promettente pilota catalana. Inizia nelle minimoto all’età di otto anni e debutta nelle competizioni ufficiali a soli dieci. Dopo un infortunio nel 2009, torna trionfalmente nel 2016 vincendo la RFME Women’s Open Cup Yamaha 3R. Nel 2019 vince la Copa Benelli 302R ed è vicecampionessa dell’European Women’s Cup due volte. Con quattro gare nel campionato mondiale WorldSSP300 tra il 2020 e il 2021, sfida con successo piloti come Fabio Quartararo, Jorge Martín e Marcos Ramírez. Quest’anno, confermando il suo impegno nel mondo delle moto, parteciperà al primo Campionato del Mondo Femminile, dimostrando ancora la sua volontà di costante crescita e la sua determinazione.

Sara, grazie per essere qui con noi oggi e per aver accettato di condividere la tua esperienza con tutte le donne di MissBiker, che come sai è la community di motocicliste più grande in Europa. Iniziamo con la prima domanda: com’è nato il tuo amore per le moto?

Questa è la domanda che mi fanno sempre! In Spagna, durante il periodo del Natale, la festività più importante è “Los Reyes”, ovvero il giorno in cui i Re Magi portano i regali ai bambini. Un anno mi portarono una moto, che io onestamente non avevo nemmeno chiesto, e da lì è iniziato tutto. Ricevetti in regalo una moto piccolina e cominciai ad andare a girare nei weekend con mio padre sulla pista vicino a casa di mia nonna.

Anche tuo papà è motociclista?

Lui non è un pilota professionista, ma ha sempre amato le moto. Ho sempre pensato che mio papà in realtà avrebbe voluto avere un figlio maschio, non una femmina, e siccome non arrivò mi fece fare tutte le attività che piacevano a lui: calcio, moto… e a me piace fare di tutto, ho provato tutto quello che mi proponeva e alla fine sono rimasta nelle moto! 

Quindi quella è la tua la tua grande passione! Puoi raccontarci un po’ la tua carriera professionale fino a oggi? Com’è stato il tuo percorso nel mondo delle moto?

Iniziai un po’ per caso nelle prove che si chiamano RACC, qui in Catalogna e poi con mio padre iniziammo ad andare in giro con il nostro van tutti i weekend per fare i campionati di Catalogna, per poi passare ad altri campionati in Spagna fino al CEV (Campionato spagnolo di velocità). Mi sono dovuta fermare due volte: la prima perché mi infortunai, mio padre prese un po’ di paura e mi disse “Sara, basta, niente più moto!” Ma poi quando diventai maggiorenne decisi di tornare a gareggiare. Mio padre mi disse “Sai come fare, io non voglio sapere niente”, ma in realtà poi mi accompagnava ed era sempre lì con me. Quindi, quando tornai a competere a 18 anni, gareggiai subito nel campionato di Spagna con la R3: era tutto femminile, non avevo mai corso solo con le donne e vinsi il campionato. Da quel momento, iniziai un’altra volta a girare e a vincere. Partecipai anche due volte al campionato d’Europa, arrivando due volte seconda e poi quest’anno al CIV (Campionato italiano di velocità). Ora vedremo con l’anno nuovo…

E parlando del CIV, secondo te quali sono le principali differenze nella competizione in un campionato misto? 

Nel mio secondo campionato d’Europa femminile, prima di finire la stagione e sapere se avrei vinto o no, decisi che non avrei più corso con le donne. Volevo iniziare di nuovo con i maschi, perché era quello che avevo fatto sempre e avevo voglia di competere con loro, non perché non volessi girare con le donne, ma perché c’è un livello più alto. Dalla prima pilota all’ultima ci sono tanti secondi di differenza e con questo non voglio dire che non siamo veloci, ma siamo di meno. Invece nel CIV la differenza è minima. Quindi era lì che volevo tornare, avevo voglia di provarci di nuovo. Avevo sempre gareggiato con gli uomini e volevo rimettermi alla prova.

Sara Sanchez – Autodromo di Vallelunga 2023

Potresti condividere una delle emozioni più belle e intense dall’inizio della tua esperienza in moto? 

Il mio ricordo più bello risale al 2010, qui in Catalogna, nel circuito di Montmelò, durante una gara su bagnato. A me non piace correre con la pioggia. Ricordo che in gara c’erano Quartararo, Sanchis…c’era tanta pioggia, ma alla fine vinsi! Fu una bellissima gara! 

Insomma, non ti piace correre sul bagnato, ma vai forte lo stesso!

No, non mi piace per niente… sono come un gatto, ma poi effettivamente non vado così male e mi diverto lo stesso!

Quest’anno ti vedremo nel mondiale femminile di velocità, come ci sei arrivata e come ti senti ad affrontare le altre? Quali sono le tue sensazioni?

Alcuni sono d’accordo e altri no sul fatto che ci sia un campionato femminile: io penso che sia positivo, alla fine c’è una categoria femminile in tutti gli sport. Ma questo non dev’essere una barriera per smettere di correre con i maschi. Io credo che sia utile per le ragazze più giovani che iniziano, per le bambine. Ora guardano la tv e non ci sono delle donne come riferimento, quindi non avendo nessun esempio è più difficile dire “vorrei essere pilota”, è più difficile se non hai un papà come il mio che è un po’ matto e ti regala la moto. Ci sono alcune ragazze che chiedono la moto ai genitori, ma non avendo un riferimento è più complicato anche per i genitori, quindi credo che sia positivo perché le più piccole potranno guardare le gare di moto e dire “Guarda, voglio essere come lei!”

Quindi per te è positivo per avere dei punti di riferimento e aprire più porte. Lo sai che noi di MissBiker ti seguiremo, vero?

Eh sì, sì! Manca ancora un po’. Riguardo alla tua domanda sulla relazione con le altre pilote, è troppo presto per dire, perché non si sa proprio niente ancora. Ci sono delle voci su chi correrà e chi no, di sicuro si sa che Bea (Beatriz Neila Santos) corre, ma sul resto non si sa ancora nulla. Le moto sono tutte nuove, quindi dire dove saremo è impossibile. Ovviamente quello che so di per certo è che voglio stare davanti! Quello è sicuro! Ma credo che dobbiamo aspettare almeno il primo test e poi potrò dire “Guarda, credo che posso fare questo o quello…” Le informazioni sul primo test sono ancora incomplete, ho sentito solo delle voci che sarà a marzo a Cremona, ma i dettagli non sono confermati. 

Hai citato Beatriz Neila Santos, l’unica altra pilota spagnola confermata nel mondiale, per ora. Abbiamo visto delle gare intense tra di voi, come descriveresti la vostra relazione e in generale, come si vive la competizione tra donne a questi livelli?

Direi che è uguale alla competizione che si vive gareggiando con i maschi. Alla fine forse è un po’ diverso perché siamo poche, dalla Spagna siamo soltanto Bea, Ana, María ed io…Con Bea c’è un’amicizia normale e poi quest’anno è stata anche la mia compagna di squadra. Logicamente a inizio campionato tutto va bene, sei “più amica”, ma quando arrivi alla fine, c’è in gioco il campionato e si tratta di “o tu o lei” è un po’ diverso. Ma non c’è problema, io sono contenta e lei è bravissima. 

Intervista a Sara Sanchez

Vi guarderemo! Parliamo un attimo del tuo team, sappiamo che è molto importante per te, e lo descrivi in varie occasioni come una famiglia. Quale ruolo gioca nel tuo successo in pista? Vuoi raccontare qualcosa di particolare riguardo a loro?

Sicuramente la grande particolarità del mio team è il fatto che sia tutto al femminile! La mia meccanica, la mia telemetrista… tutte donne! Quando mi chiamarono per correre con loro dissi subito di sì, perché per me era un’idea fantastica avere un team di sole donne! Pensavo che sarebbe stato un po’ più difficile all’inizio, e invece è stato tutto più facile, perché tra di noi ci aiutiamo in tutto. Io voglio bene a tutte loro e loro ne vogliono a me, quindi senza di loro niente di tutto questo sarebbe possibile! Lavoriamo insieme già da due anni, questo sarà il terzo e a ogni weekend ho più fiducia in loro.

Quindi c’è grande sintonia e armonia per arrivare a ottenere il massimo risultato insieme.

Sì, è bello così, ed è grazie a tutte loro che posso fare quello che faccio, alla fine lavoriamo insieme e senza l’opportunità che mi hanno dato non sarei arrivata a questo livello.

Ora ho una domanda un po’ più personale, sappiamo che lavori e hai anche la passione per le moto… come si fa a gestire e stare in equilibrio tra queste due cose per farle bene entrambi?

Non è facile! Ma devo ammettere che nel lavoro ho la fortuna di avere un buon capo e delle colleghe bravissime che fanno tutto per me! Mi dicono: “Sara, devi andare in moto! Vai, rimaniamo noi!” Lavoro da lunedì a venerdì in teoria, ma quando ho delle gare devo andare via mercoledì e tornare il lunedì dopo, e allora non vado al lavoro, ma poi recupero sabato e domenica, vado anche a Natale quando gli uffici sono chiusi se serve, lo faccio volentieri perché loro fanno di tutto per me! Gestire le due cose è comunque difficile, perché mi manca il tempo per allenarmi di più, e questo mi dispiace. Ma anche altre pilote sono nella stessa situazione, c’è chi fa di più e chi meno…  

Hai una routine speciale di allenamento? Combini l’allenamento fisico alla pista o fai solo pista?

In realtà faccio più fisico che pista, mi piace molto la bici da strada. Faccio tanta, tanta, tanta bici e poi mi alleno con il mio personal trainer tre volte a settimana, quello serve molto e quando posso vado ad allenare i weekend in pista con una KTM, e ora sto cercando anche un R7 per allenarmi (forse ho trovato già qualcuno che mi può aiutare, così potrò lavorare anche con quella moto, e fare un bel campionato).

E a livello psicologico fai qualcosa di particolare per la concentrazione? 

È la cosa più importante! Nel 2023 ho iniziato ad andare dalla psicologa e mi è servito tanto, mi ha aiutato molto e la scorsa settimana ho anche fatto una sessione di coaching con una coach che si chiama Miriam, sicuramente inizieremo a lavorare insieme. Lei è una coach specializzata in piloti ed è molto brava, quindi spero di creare un bel rapporto con lei per mettere tutto a posto per la stagione.

Si vede la differenza dei piloti che ne parlano e condividono questa esperienza, sono molto più concentrati, gestiscono meglio le emozioni. In realtà dovremmo avere tutti una coach!

Sì, esatto! Perché alla fine non c’è niente di male, è una cosa normale. Ora inizia a essere considerata un po’ più normale anche nel nostro ambiente. 

Certo! Per migliorarsi, saper gestire difficoltà ed emozioni e tirar fuori la miglior versione di noi stesse, giusto?

Eh sì! E poi perché una coach ha una visione diversa dalla tua, quindi ti può dare un’altra prospettiva, e ciò che prima ti sembrava una merda diventa meraviglioso! 

Esatto, questione di prospettive diverse! Allora, parlando proprio di motivazione, potresti dare un consiglio a tutte le donne della community di MissBiker, a quelle che magari vorrebbero anche intraprendere una carriera professionale? 

Guarda, io direi solo che se hai voglia di imparare devi farlo. Alla fine se non ci sono delle ragazze non è un problema, non è un sport solo per maschi! Io sono sicura che siamo allo stesso livello, quindi non aver paura, perché abbiamo le mani e le gambe come loro… e poi siamo più intelligenti e quindi possiamo farlo pure meglio di loro!

Sei grande, Sara! Grazie!!!

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