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BMW M 1000 RR: il logo M su due ruote

23/05/2023
Sabrina Godalli
Pubblicato in: ,

Ragazze, sì! Sì! È lei. BMW M 1000 RR.

Avete presente quando comincia a girarvi in testa un’idea, un progetto, un nuovo obiettivo e, vi ripetete, di tanto in tanto: “Devo provarci, devo pensare a come fare, devo creare l’occasione giusta.” Bene, brave, perché è questo quello che voglio condividere con voi questa volta.

Ho provato varie moto, ma le mie idee di conoscere, guidare e scrivere per condividere con Miss Biker sono molto, molto numerose ancora. Avevo in testa, già dallo scorso anno, il marchio BMW. Mi incuriosiva, e incuriosisce, parecchio e mi ripetevo che volevo provare per conoscerne il motore, il cambio, le grandezze, come si comporta in strada.

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Ultimamente BMW la fa da padrone lungo le strade soprattutto per il suo modello famosissimo di maxi enduro, nelle varianti più o meno alte, accessoriate e potenti. Bellissime, tra l’altro, e con dei feedback tutt’altro che negativi da parte di chi le guida o le ha potute portare in giro per qualche chilometro. Ma puntavo ad altro, ai modelli un po’ più sportivi.

Le carenate e le naked tedesche degli ultimi anni hanno sempre catturato la mia attenzione. Ogni volta mi ritrovavo a pensare “…ma come siamo belle, ragazza! Certo che ti porterei volentieri in giro per un po’…”. Abbiate pazienza: spesso il mio comunicare con le moto si allontana dai toni troppo platonici.

Dunque, vengo a sapere che un ragazzo, che so essere motociclista da un po’, si è portato a casa una nuova BMW. Lui infatti ne aveva un’altra e, bella notizia, ha deciso di cambiare.
“Sai Sabrina, si è preso un modello nuovo, vedessi che bella, è sportiva, molto potente… ”
Mi arriva la foto.
No, dai. Ma davvero?
Sto ferma, lì, come una scema.
Davvero sì, altroché.

Ci sono i loghi, i colori tipici di BMW, le sue varie ed eventuali consonanti. Sì, consonanti: anche a BMW piace molto usarle, no? G, S, R, F, ancora R che ci sta. Che, se non sei sempre sul pezzo, ad ogni nuova stagione ne mettono un’altra, di consonante, e non ti capisci più sul livello di gioco a cui sono arrivati e occorre ripassare e prendere appunti, come a scuola.
Ma là c’era anche M. Eh, sì. M, ragazze, M! Quella iconica e ormai leggendaria M che accompagna BMW da diversi decenni. La moto che ho visto in foto era la BMW M 1000 RR. Wow!

Ingrandisco la foto, di nuovo, e la guardo, ancora.

Diciamolo un’altra volta, perché sembra sempre strano: se sei appassionata vera di moto, puoi avere sotto gli occhi anche modelli completamente diversi dal tuo, o dai tuoi, ma la pelle d’oca un po’ ti viene sempre.

Sabrina, cosa facciamo? Chiudo la chat, vado su Messenger, trovo il proprietario, a cui avevo già chiesto l’amicizia diverso tempo addietro che “non si sa mai”, e gli scrivo. Dritta. Io vorrei provare la tua moto.
Ragazze, se va male, mi dice no, se va abbastanza bene gli metto la pulce nell’orecchio e mi dice che vediamo, magari, ci pensa, se va bene, dice sì. Ed è andata bene. Molto!

L’attesa e la prova

Martino, il proprietario della BMW, mi conferma subito che la moto è a mia disposizione e che non ci sono problemi. È fatta! Una botta di c…ehm fortuna incredibile, direi. Mi chiede quando voglio provarla, che si organizza subito. A me non sembra neanche vero. Fantastico!

Poi, però, dopo alcuni giorni, mi viene un po’ la strizza. Volevo provare BMW e mi trovo a poter provare il top del top di gamma, la M, un modello che è realizzato per essere usato in pista e da piloti che hanno anche un po’ di esperienza sulle spalle. Dove vado io a far malanni con una moto così? La domanda arriva: sarò in grado di guidarla?

Nessuno sa niente a riguardo, tranne Martino, a cui chiedo di mantenere il riserbo. Gli confesso che sono molto emozionata, lui se la ride, tranquillo.
“Occorre agitarsi per una prova in moto, Sabrina?”
Un po’ ci sta, perché lei è una M, non una qualunque. È la prima moto che BMW mette sul mercato in cui la divisione M porta il suo contributo per alzare ancora di più il livello sul modello S 1000 RR che già era molto, molto alto.
Quel logo M, inconfondibile, e di grande richiamo per me, appassionata di auto, rally, corse e motorsport, ha un immenso valore. Mi riporta agli occhi e alla mente le meravigliose BMW E30 M3 che sento salire i tornanti con il loro inconfondibile sound e modelli stradali che hanno segnato un’epoca. Una su tutte la BMW E46 M3 che, per me, nonostante siano passati vent’anni, resta un’auto figa da far paura. Niente mezzi termini.

Il sabato mattina della prova parto presto da casa, il viaggio è una meraviglia con il mio 999 che è in uno dei suoi stati di grazia. Quando arrivo e faccio conoscenza con Martino, mi rendo subito conto che ha tanto da insegnarmi e che non sarà solo una esperienza per provare una moto a me sconosciuta ma che mi regalerà qualcosa in più.

Mi spiega quali, secondo lui, sono gli aspetti positivi e negativi del modello che ha scelto con oggettività e passione.
Ragazze, lo sappiamo che questo non succede spesso, anzi. La BMW è sul cavalletto pulita e lucida e mostra tutta la sua apparentemente composta potenza tedesca. Niente è fuori posto, tutto in perfetto e teutonico ordine con i colori tipici degli allestimenti M che richiamano subito sportività ai massimi livelli. In una parola motorsport.

Martino mi spiega come gestire la moto. Gestire è una parola forse troppo ottimistica per un modello così. La base di partenza era già una moto al top di gamma nel segmento ma, in questo caso, gli ingegneri hanno fatto il possibile per togliere peso in vari punti della moto, aumentare la coppia, la potenza e inserendo tutto ciò che può essere utile al pilota, in pista, comprese le ali alla base del cupolino anteriore. Sono questi due dettagli aerodinamici che si notano immediatamente. Leggendo successivamente le schede, trovo che queste ali caricano l’anteriore di 20 kg raggiunta la velocità dei 300 km/h. La domanda, solita, quindi è: servono in strada o sono un accessorio estetico?

Siamo a 212 cavalli per un quattro cilindri in linea con una cilindrata di 999 cm3 e un peso a secco di 170 kg. Tradotto in parole semplici una moto da pista. Viene venduta con gli specchietti, il cavalletto e porta targa ma il suo ambiente è solo quello.

Dico “solo”? Esagero? Non credo: dalla piattaforma inerziale per la gestione elettronica, dall’alleggerimento generale, dove è stato diminuito il peso dei cerchi, qui in carbonio, dallo scarico, dal motore (la scheda parla di circa 400 grammi in meno), dalle sospensioni c’è una continua conferma del fatto che è stata realizzata per alzare il livello delle prestazioni e andare a salire le posizioni in classifica del mondiale Superbike.
Quindi, con tutte queste caratteristiche tecnologiche, che senso ha provarla su strada? Ne vale la pena? Assolutamente, indiscutibilmente sì!

E infatti, dopo le spiegazioni di Martino, accompagnate da un “dai, non preoccuparti, è una moto come le altre” metto in moto. Il rumore al minimo fa assomigliare la M a una moto normale, controllo di nuovo lo schermo TFT, particolare che cattura l’attenzione perché è veramente imponente nella struttura essenziale dell’anteriore con colori e profondità.

Salgo in sella attenta a non strisciare niente e la tocco con la massima cura. La moto è più alta di quanto mi aspettassi e tocco a terra piegando la pianta dei piedi, il serbatoio è largo nella parte del contatto con il pilota. Una volta messa la prima, sento immediatamente quanto è leggera. La sensazione di agilità è costante e ti rendi conto di guidare un mezzo così potente praticamente con due dita.
La pressione ai polsi e alle braccia è quasi nulla. E mi sembra ovvio, siamo in strada. Inizio il mio giro e utilizzo tanto il cambio e i freni per capire come si comporta la M. La cambiata è assolutamente velocissima senza mai una sbavatura, né in salita, né in scalata, né con il gas aperto, né con il gas chiuso. Preciso e istantaneo, continuo a usare il cambio cercando la coppia e il freno motore del 4 cilindri.
Giro con la mappa Race per decisione di Martino che mi assicura che non avrò alcun tipo di difficoltà e, in effetti, non posso che dargli ragione: guido una supersportiva di questo livello con una facilità quasi imbarazzante.

L’elettronica c’è, eccome, e si fa sentire. La prova è quasi un triangolo dove ai vertici ci sono io, la moto e, per l’appunto, l’elettronica. La moto è pressoché perfetta. Cerco di salire e scalare con un po’ più di decisione, alzandola di giri ma lei è sempre controllata e composta. Nessuna sbavatura, nessuna indecisione. A un certo punto, come faccio sempre, smetto di farmi mille pensieri e vado un po’ più di istinto. Salgo con le marce ma sento che lei “ne chiede ancora”. Guardo lo schermo e, no, sono in 6 marcia, non posso più salire.

Il motore, sotto di me, tramite il comando del gas, sembra quasi farmi capire che abbiamo ancora margine per aumentare e vuole quasi dirmi di essere un po’ legato, soffocato. Insomma chiede di venire usato per ciò che è stato creato. In questo modo sento un po’ di più il sound e mi accorgo ancora che le caratteristiche nella loro totalità si noteranno veramente solo in pista.
Anche il rumore rimane sempre controllato. Diciamo che ti fa solo intuire cosa può diventare. È un “sento, non sento” molto accattivante però. Provo a frenare in maniera decisa e, anche lì, mostra tutta la sua potenza.

Arrivo in un parcheggio e provo a fare qualche manovra da ferma accorgendomi che trovo difficoltà a mettere la folle. Niente paura: abituata con le mie Ducati non mi preoccupo. In questo caso credo che l’intoppo sia dovuto più alla punta dei miei stivali che a qualche difetto della RR. Riducendo molto la velocità mi rendo conto che scalda la parte interna della gamba e la zona del ginocchio. Niente di troppo fastidioso comunque, ma si fa notare.

Altre prove di manovra al parcheggio di un distributore mi dimostrano che è più alta di quanto io non sia abituata e che devo prendere un po’ le misure. Resto comunque in sella a una moto che è un esercizio di stile e tecnologia applicata al motorsport e ne sono molto fiera. Gli occhi degli appassionati veri lungo il percorso notano che si tratta di un qualche cosa di speciale.

Riflessioni

Torno da Martino molto felice. Sono emozionata perché so che ora sarà lui a provare la mia moto e perché ho potuto provare la sua M. La leggera paura che avevo prima di partire se n’è andata, ora sono solo molto contenta.

Ci scambiamo insieme i pareri e le osservazioni sull’una e sull’altra moto e ci chiediamo se lei, la BMW M 1000 RR, come tutte le altre coetanee super attuali abbia un’anima. Se ce l’ha, la possiamo trovare dentro di lei usandola così, o si deve provare a cercarla solo tra i cordoli della pista? Le moto odierne, con elettronica a chili addosso, sanno passare al pilota sensazioni e legami come le loro sorelle di qualche anno fa? Secondo me sì.

Qui si allontanano da me osservazioni oggettive ed entra in gioco l’enorme passione che io ho per le due ruote, ma anche la M, nella sua già citata compostezza, nascondeva qualcosa dentro di sé. Occorre molto tempo, e pazienza, e un donarsi ancora maggiore per farlo emergere ma, sotto quella super tecnologica spigolosità, c’è un cuore pulsante caldo, morbido e potente.

Ancora una volta, citando le parole di un caro amico, riferimento per me su tutti gli aspetti del mondo delle moto, mi sono resa conto che provare un modello che non avevi mai utilizzato prima ti permette di alzare il tuo livello di conoscenza. Magari di poco, ma lo fa. Ti permette di aprire la tua mente, e il tuo modo di guidare e sentire una moto, a impostazioni diverse, caratteristiche diverse, epoche diverse.
Non date linfa a preconcetti: le moto, se avvicinate con il rispetto che meritano e chiedono, sono grandi compagne. Sarete voi con loro e davanti ai vostri occhi la strada, pronta per la vostra passione che vi accompagna, magari, come “l’amore della”> vostra vita”.

“>Sabrina Godalli
MissBiker 2023

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