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Bessie Stringfield, la regina della motocicletta

09/01/2024
Christina Chiofalo
Pubblicato in: ,

Mi è recentemente capitato di parlare con una signora tedesca che ad oggi ha 77 anni, diventata motociclista a 26 anni. Mi ha raccontato alcune sue avventure, mi ha spiegato com’era fatto l’abbigliamento da moto circa cinquant’anni fa e di come ha vissuto un brutto incidente causato da una macchia d’olio a terra, dove finì trasportata in elicottero all’ospedale.
Si ricorda perfettamente come il medico l’ha trattata in maniera poco cortese, perché contrario alle donne che guidavano una motocicletta. Secondo lui, la moto era cosa da uomini.
Ad oggi fortunatamente è quasi normale vedere ed essere una motociclista, ma anni fa molte hanno dovuto lottare per coltivare la loro passione. Spulciando nel web si trovano racconti pazzeschi su donne che hanno fatto la storia nel mondo delle due ruote. Vedere le loro immagini in bianco e nero, mi emoziona molto. Le vedi così semplici, sono coraggiose, sedute in sella alle loro moto vintage e con quel sorriso stampato in volto derivato dalla felicità che ben conosciamo. Tempo fa avevo raccontato di Susanne Körner, la prima donna tedesca ad effettuare un viaggio in moto in solitaria nel 1927, quindi già cento anni fa! E come lei, c’è stata Bessie Stringfield che non fu da meno. 

Bessie Stringfield: la sua storia agli inizi

Bessie Beatrice White (questo è il nome di nascita) è stata la prima donna afroamericana motociclista che ha attraversato gli Stati Uniti da sola. E fu anche l’unica donna che prestò servizio come corriere dell’esercito americano, trasportando importanti documenti militari da una base all’altra in moto!

“Ovunque andassi la gente era scioccata nel vedere una donna nera in sella a una motocicletta.”

La sua infanzia e provenienza sono misteriose, sembra sia nata in Jamaica nel 1911. Poco dopo la sua nascita morì la madre e con il padre arrivò negli Stati Uniti. Dopo che lui la abbandonò a Boston, fu adottata da una donna irlandese che l’ha cresciuta. Secondo il New York Times invece, utilizzando i dati della previdenza sociale e del censimento, si è scoperto che Bessie nacque nella Carolina del Nord ed fu cresciuta dai suoi genitori biologici, che lasciò da adolescente. Ma quello che a noi in fondo interessa, è scoprire la sua vita da centaura. Il suo essere diventata “Regina della motocicletta di Miami”.

Bessie Stringfield
Bessie Stringfield

Utilizzando la moto del vicino di casa, da adolescente ha imparato da sola a guidare una due ruote. A quei tempi le “brave ragazze” non andavano in moto. Tuttavia, per il suo sedicesimo compleanno la madre gliene regalò una, perché la desiderava davvero tanto: una Indian Scout.

La moto era pesante, Bessie era alta solamente 157 cm, ma la sensazione di libertà grazie a quel mezzo per lei fu unica. Nel 1930 a 19 anni decise di partire per il primo lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti. Partì senza pianificare. Si vocifera che per decidere dove andare lanciasse a caso una monetina sulla mappa.

Il “Gipsy Touring” e il razzismo

In quegli anni viaggiare senza meta, il così chiamato “gipsy touring”, era un metodo comune tra gli uomini. Per lei fu invece un’impresa in quanto incontrò diversi ostacoli a causa della sua pelle nera e del suo essere donna. Negli anni ’30 era legale per hotel, ristoranti e locande negare l’alloggio ad afroamericani ed alle donne non accompagnate. Trascorse infatti molte notti presso le case di alcune famiglie di colore che la ospitarono, mentre altre volte dormiva sulla sua moto presso i parcheggi oppure le stazioni di servizio. Anche in caso di guasti alla moto, nessun meccanico era disposto ad aiutarla.

I rischi del motociclismo e le sfide dei viaggi a lunga distanza in quei tempi scoraggiavano molte persone, ma non lei. Durò 6 mesi il suo primo viaggio, e per mantenersi guadagnò soldi come stunt, eseguendo acrobazie in moto in occasione di eventi e fiere. Era molto brava a stare in piedi sulla sella oppure cambiare posizione saltando. Qualcosina guadagnò anche gareggiando. Le fu permesso di competere nelle gare di flat track, ma essendo donna fu stata esclusa dalle cerimonie di premiazione, riservate solamente agli uomini.

La guerra e le discriminazioni

Durante la Seconda guerra mondiale, prestò servizio per quattro anni come corriere dell’esercito americano, trasportando sulla sua Harley-Davidson importanti documenti militari da una base all’altra. Durante questo periodo attraversò gli Stati Uniti più volte, percorrendo tutti e 48 gli stati nordamericani. Alla fine della guerra viaggiò anche in Brasile, Haiti e in Europa.

Stringfield fu notevolmente riservata riguardo alla discriminazione che subì nelle strade americane, ma viaggiare da sola è stato molte volte rischioso in quanto le persone di colore venivano spesso sottoposte ad insulti e violenze. Ed anche quando si trasferì a Miami negli anni ’50, il razzismo non la risparmiò. Inizialmente la polizia locale le proibì di andare in motocicletta perché “alle donne negre non è permesso andare in motocicletta”. Ma lei era ribelle e decisa a seguire la sua passione e dopo che la polizia ha tentato ripetutamente di vietarle di andare in moto, ha contattato il capo della polizia locale convincendolo delle sue capacità di guida. Così ottenne un permesso ed una patente per guidare. Nel corso della sua vita ha posseduto 28 motociclette ed ogni pochi anni scambiava il suo vecchio modello con uno nuovo.

“Anni fa il dottore mi ha chiesto di smettere ma gli ho risposto che se non guido non vivrò a lungo. Perciò non ho mai smesso.”

Bessie Stringfield morì nel 1992 all’età di 81 anni. Fino a poco prima della sua morte, ogni domenica andava in chiesa con la sua Harley, nonostante i divieti dei dottori. La centaura fu fondatrice dell’Iron Horse Motorcycle Club dove inizialmente era conosciuta come “The Negro Motorcycle Queen”, che in seguito diventò “The Motorcycle Queen of Miami” (La regina della motocicletta). Gran parte della sua vita ha lottato contro razzismo e maschilismo. Oggi sono tantissime le donne che guidano la moto in suo onore. Nel 2002 è entrata nella Motorcycle Hall of Fame: una specie di Nobel delle due ruote.

Che dire, il coraggio e la forza di queste donne rimarranno per sempre nella storia. Sono il miglior esempio e spero possano spronare coloro che desiderano tanto prendere una patente, viaggiare. E per coloro che ancora oggi sbalordiscono nel vedere una biker, le donne motocicliste ci sono sempre state, d’altronde perché non dovremmo sapere guidare una motocicletta? 

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